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L’AUTISMO NELLA SCUOLA DELL’INFANZIA

Inventare con i suoni il movimento le lettere e i colori


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La Fondazione Martin Egge Onlus, in collaborazione con l’Associazione Teste fiorite, propone un progetto di formazione ed incontro rivolto agli e alle insegnanti della scuola dell’infanzia e a chiunque sia interessato a lavorare con bambini/e di questa questa fascia d’età e dedicato alla sperimentazione di attività creative che permettano di includere quei/quelle bambini/e “diversi/e” in quanto appartenenti al cosiddetto “spettro autistico”.

La nostra pratica, convalidata da svariati decenni di esperienza di istituzioni europee cui facciamo riferimento e con cui abbiamo un rapporto di scambio costante1, ci permette di trovare un comune denominatore nei soggetti autistici: ogni bambino/bambina autistico/a, nella sua singolarità, elegge un oggetto particolare, che si può manifestare in vari modi: dal livello minimo che può essere un pezzo di legno con cui produce un battito o l’emissione di un suono inarticolato, a un interesse, una competenza, una passione come ad esempio i cartoni animati di Walt Disney2. Consideriamo questo “oggetto autistico”, anziché un capriccio, una fissazione o una stereotipia da eliminare, la chiave per aprire uno spiraglio nella chiusura autistica, il punto di partenza a cui associarci con delicatezza.

Notiamo infatti che il soggetto autistico, lasciato a se stesso, non fa che ripetere lo stesso tratto all’infinito, nel tentativo di alleviare la sua angoscia. L’intervento dell’operatore si aggiunge allora alla ripetizione di uno stesso segno nel tentativo di produrre una variazione significante. In una atmosfera rassicurante e disangosciante, dove il/la bambino/a sa che nessuno gli porterà via il suo oggetto, ognuno potrà sviluppare delle invenzioni che l’operatore sosterrà affinché si possano articolare nella loro complessità e allo stesso tempo lo possano aprire al mondo, all’apprendimento e al legame sociale.

Nei tre giorni di workshop, dedicati rispettivamente al corpo, alla voce e all’immagine, Gino Blanc, Delfina Donè, Roberta Favia e Raffaella Marchiori ci offriranno gli strumenti con i quali potremo sperimentare tutto questo nella pratica. Con Nicola Aloisi e Silvia Cimerelli ne ricercheremo ogni volta la cornice teorica attraverso brevi comunicazioni. Con l’anno nuovo, a partire da gennaio, sul sito della Fondazione Martin Egge Onlus potrete trovare maggiori informazioni nelle schede preparate da ogni docente.


1. Cfr. M. Egge, La cura del bambino autistico, Astrolabio, Roma 2006 e É. Laurent, La battaglia dell’autismo, Quodlibet, Macerata 2013.

2. Cfr. Il mondo visto attraverso una fessura, a c. di C. Mangiarotti, “Marco. I casi dell’eroe papero”, Quodlibet, Macerata 2012 e Affinity therapy. Nouvelles recherches sur l’autisme, a c. di M. Perrin, Presses Universitaires de Rennes, Rennes 2015, intorno alla “terapia” che il giornalista Ron Suskind descrive nel libro Life, animated, nata dal suo incontro con il figlio Owen grazie al mondo di Walt Disney. 




 L’oggetto voce

Chiara Mangiarotti

Nel quadro della psicoanalisi, particolarmente nello sviluppo che ne ha dato Jacques Lacan, la voce è un oggetto pulsionale. Un oggetto cioè che è fatto della sostanza del godimento e che prende corpo nel rapporto primario del bambino con l’Altro, Altro materno dell’amore, portatore del linguaggio. Altro ai cui significanti il soggetto infans è costretto ad alienarsi per poi separarsene lasciando un resto, l’oggetto pulsionale che si declina secondo le modalità della voce e dello sguardo oltre a quelle del seno, delle feci e del fallo.

La voce è l’oggetto più antico, per rappresentarcelo possiamo pensare al silenzio che risuona quando è scavato da un grido, come avviene nel celebre quadro di Munch, il grido. Questo silenzio, è un vuoto al cuore del nostro essere e segna il posto da dove possiamo parlare e comunicare con gli altri. La voce è una parte di godimento ceduto che permette al bambino di farsi rappresentare dalle parole, gli permette di identificarsi. E l’oggetto che permette l’identificazione primaria, è il punto vuoto che permette al soggetto di parlare, di assumere il linguaggio per esprimersi.

Nel soggetto autistico tutto questo non avviene per il rifiuto della dipendenza dall’Altro che lo caratterizza. Tale rifiuto non gli permette l’identificazione primaria e ha tutto un corollario di conseguenze: egli percepisce la voce dell’altro come un’ingiunzione, è continuamente immerso nel flusso della lingua, è molto sensibile ai rumori e, non essendo passato attraverso l’identificazione primaria, non parla per esprimersi e per comunicare. L’autistico può essere muto o, come dice Lacan, molto “verboso”, è spesso portato alla musica e attratto dalle canzoni Per questo molto si può fare agganciandosi a queste sue affinità attraverso la musica e il ritmo.




Avere un corpo

di Silvia Cimarelli

Che l’essere umano abbia un corpo sembra un’ovvietà ma non è così immediato. Non si nasce con un corpo ma con un organismo e per arrivare ad avere un corpo bisogna realizzare un percorso complesso che comporta lo stabilire un vincolo con gli altri. Avere un corpo presuppone un vincolo che non è senza abitare il linguaggio e, secondo il modo in cui questo vincolo viene costituito, questo corpo verrà sperimentato dal soggetto in una certa maniera o in un’altra, come corpo proprio o come corpo in balia dell’altro.

Nei bambini autistici troviamo varie difficoltà riguardanti la percezione del corpo, essi spesso non trovano una chiara delimitazione tra ciò che è proprio e ciò che è esterno al corpo. In particolare il loro rapporto con le zone corporee che costituiscono i buchi del corpo (la bocca e la funzione dell’alimentazione, la bocca e l’udito nell’uso della parola e nell’emissione e ricezione della voce, gli occhi e lo sguardo, gli sfinteri) ha una logica diversa da quella di altri soggetti. Nell’autismo le problematiche legate all’immagine del corpo proprio non sono senza conseguenza nella percezione dell’intensità dei rumori, del tono della voce. Inoltre queste difficoltà sono articolate ad altre riguardanti la possibilità di cogliere la profondità e la distanza spaziale. Infatti, la percezione del corpo è articolata alla percezione dello spazio e le sue dimensioni.

Ci sono dunque certe esperienze corporee (alimentarsi, parlare, guardare o essere guardato, andare in bagno) che possono diventare un grande disagio per il bambino autistico perché comportano un eccesso di stimolazione che egli non riesce a gestire. Per difendersi da questo, egli realizza abitualmente un trattamento del corpo mediante il quale si crea una barriera di protezione verso gli altri, verso il mondo esterno. Il tipico incapsulamento autistico è il prodotto di una difesa che genera l’illusione di avere un involucro del corpo o neo-bord0. Questi bambini si avvolgono creandosi sensazioni corporee che includono manipolazioni di oggetti, battiti e altri movimenti stereotipati. In questo modo ottengono una certa regolazione del loro disagio, ma talvolta diventano insensibili al dolore e chiusi ad ogni legame con gli altri.

Il “neobordo” può includere elementi che funzionano come organi fuori dal corpo, anche persone o figure che funzionano come un doppio del soggetto. Se l’educatore si situa in una posizione adeguata e segue la logica del soggetto, questa “capsula” può diventare permeabile ad un interscambio con altri e quindi ad una apertura sia al legame sociale che al sapere.

Infine, così come possiamo dire che abbiamo un corpo, possiamo anche affermare che abbiamo un corpo che parla. Per facilitare l’avvio al legame sociale e alla parola del soggetto autistico non possiamo prescindere dal mettere in gioco il corpo e tutto ciò che delle pulsioni risuona nel corpo: immagini visuali, acustiche, cinestesiche. Quindi, nel lavoro che vi proponiamo, giocheremo con l’eco del canto, della musica e del ballo, con l’eco dei colori, con l’eco delle lettere nelle filastrocche…  




IMMAGINE

di Nicola Aloisi

Al momento della nascita, ogni bambino si trova ad occupare una posizione di oggetto rispetto all'Altro materno. Una delle tappe fondamentali affinché tale situazione potrà essere sovvertita è quella che J.Lacan ha chiamato "Stadio dello specchio", dove il bambino, tra i 6 e i 18 mesi, in un momento di totale dipendenza dall’Altro e con un vissuto di “corpo-in-frammenti”, messo di fronte alla propria immagine riflessa allo specchio, la riconosce fuori di sé, vi si aliena e, in seguito, vi si identifica come "io". Importante in questo passaggio è la mediazione della madre la quale indicando che l'altro dello specchio è il bambino stesso, attraverso il rimando di una immagine unitaria, rende possibile una separazione tra quell'altro perfetto, l'io ideale, e l'imperfezione e la mancanza date dalla frammentazione delle sensazioni corporee.

Nel bambino autistico c’è un disturbo relativo allo spazio perché l’identificazione dell’io dello stadio dello specchio non si è prodotta. Per questo spesso in questi soggetti vi è una confusione spaziale che risalta principalmente nella mancata inversione dell’“io nel “tu” come per esempio succede quando si chiede ad un bambino autistico, : “chiami tu Marco”, e lui risponde : ”No, io”. Nell’autismo l’Altro, inteso nella sua valenza simbolica, di garante, non funziona o viene totalmente escluso, prendendo in molti casi una valenza reale, pericolosa e persecutoria. Pertanto senza la mediazione di un terzo che attraverso la sua parola gli rimanda un’immagine unitaria il bambino rimane intrappolato in una dualità immaginaria, costringendolo o ad alienarsi totalmente a questa immagine ideale che lo specchio gli rimanda, assumendone una identità fissa, o se ne separa in modo estremo, come nell’autismo cosiddetto “a conchiglia” dove si assistono a fenomeni come l’evitamento totale dello sguardo altrui o uno sguardo che sembra oltrepassare l’altro.

Spesso alcuni bambini trattano il proprio corpo come un oggetto, staccato da sé, in una totale assenza di dolore fisico e di pianto, altri cercano di uscire dalla loro impasse creandosi una identità, un doppio, che per quanto fissa permette loro di affrontare il mondo. Jean-Claude Maleval ci dice che “l’oggetto autistico possiede molteplici caratteristiche. Da un lato fa da barriera al mondo inquietante e incoerente degli altri, e protegge dall’angoscia; ma è anche un doppio al quale il soggetto spesso si allaccia per trovarvi la propria dinamica”1. E’ ciò che succede, ad esempio, nell’Affinity Therapy: Ron Suskind parla della sua esperienza personale con il figlio Owen il quale solo attraverso la sua passione per le immagini e i personaggi dei cartoni di Walt Disney riesce a trovare una forma di comunicazione col mondo esterno che gli permetterà gradualmente di uscire dalla sua chiusura autistica2. Pertanto per interagire con questi bambini bisogna partire dall’importanza che per loro ha l’ “oggetto autistico”, qualunque esso sia (una parte del corpo, un bastoncino, una immagine o un personaggio che rappresenta il proprio doppio), considerandolo non un capriccio da eliminare, dove l’approccio dell’operatore sarà quello di sostenere e valorizzare la passione o l’interesse particolare del bambino affinché possa esserci una apertura sia verso l’apprendimento che verso un legame sociale.


1. J.C. Maleval, “Qualcuno che possa mollare la presa” in “Qualcosa da dire” al bambino autistico, Edizioni Borla, Roma 2011, p.196

2. Ron Suskind, “Life, Animated. A Story of Sidekicks, Heroes, and Autism”, Kingswell editore, 1 aprile 2014




L' 11 marzo, per l'incontro dedicato alla VOCE ecco l'intervento di Testefiorite tenuto da RobertaFavia:


"Letture per occhi e orecchie. Il potere degli albi illustrati"

Ovvero lavoreremo insieme per introdurre l'importanza della letteratura per l'infanzia seguendo due diverse linee di lavoro: da un lato presentando come e quanto il panorama editoriale della letteratura per l'infanzia in questi anni stia proponendo pubblicazioni specifiche pensate per lettori autistici di ogni età; dall'altro ragionando su come la lettura e la letteratura, e nello specifico l'uso degli albi, possa aiutare non solo l'espressione di sé da parte del bambino/a ragazzo/a autistico, ma soprattutto possa accompagnare gli altri membri del gruppo classe che lo accolgono ad entrare nel suo mondo, a cambiare punto di vista accogliendo quello del/la compagno/a autistico.

Dato il focus sugli albi illustrati e il carattere prevalentemente laboratoriale-metodologico dell’incontro si punterà, dopo una breve introduzione dedicata alle specificità del prodotto albo illustrato in cui linguaggio visivo e testuale si affiancano, alla lettura e analisi di alcuni testi adeguati alla fascia d’età al fine di fornire alle e agli insegnanti gli strumenti per poi scegliere in autonomia in classe quali libri scegliere e come proporli al gruppo classe.

Data l’impronta musicale dell’intero ciclo di incontri l’intervento e le letture che Teste fiorite proporrà saranno in parte concordati con Delfina Donè che terrà la parte dedicata alla voce la mattina dello stesso giorno.




Imparare a giocare

di Raffaella Marchiori

Presentazione, attraverso video ed immagini, del lavoro di psicomotricità che ho fatto per un anno con un bambino autistico e alcuni compagni di classe. Osserveremo il percorso effettuato dagli inizi mostrando come una seduta di psicomotricità viene realizzata e quale sia il lavoro sul corpo che viene fatto in piccoli gruppi di bambini che giocano in una auletta preparata con i materiali adatti per le loro costruzioni. Analizzeremo i punti critici, offrendo così a ciascun partecipante del workshop la possibilità di riflettere e di elaborare un modo di lavorare che potrà in seguito essere utilizzato da ognuno.

Una breve introduzione spiegherà cosa sia la psicomotricità e perché il lavoro con il corpo attraverso il gioco possa essere efficace in alcune situazioni. Ad esempio alcuni spezzoni del video mostreranno il bambino giocare per un'ora con la palla insieme a me in uno spazio molto più grande rispetto a quello iniziale, a testimonianza di una organizzazione spaziale e corporea migliore rispetto agli inizi.

Tracceremo le linee essenziali di quanto elaborato durante il laboratorio anche con immagini di oggetti usati in psicomotricità educativa con i bambini, e immagini di setting psicomotori.

Prenderemo anche in considerazione possibili percorsi alternativi come ad esempio la drammatizzazione di semplici racconti o il movimento libero con l'utilizzo di stoffe per i travestimenti o la costruzione di oggetti con gli scatoloni, oggetti come una casa, una grotta, la caverna, che sono risultati più significativi con i bimbi autistici in quanto spesso trovano in essi il loro rifugio e attraverso il gioco del dentro e del fuori hanno modo di provare  riprovare passaggi per loro difficili trovando la loro soluzione ed anche inventando modalità differenti alle quali rispondere. 

Le sedute hanno tre tempi:

Con i bambini, nel campo dell'educazione, il setting è il seguente: materassino -  casa dello psicomotricista, giochi (cerchi, palle, stoffe, corde, ecc.) al centro della sala. Alcuni materiali sembra possano favorire il gioco dinamico, altri quello simbolico o comunque meno dinamico.

I tempi sono tre: 1. esplicitazione delle regole iniziali, 2. gioco libero, 3. danza finale o verbalizzazione. Lo psicomotricista interviene per proporre modalità di gioco, parlando poco e cercando di usare il corpo, i bambini, se vogliono, possono parlare.

Dopo la visione, spiegazione e commento del video, gioco di costruzione (costruire una casa ad esempio)  per piccoli gruppi, con i materiali sopraelencati e musica finale con danza.




Spazio ritmo forma colore

a cura di Gino Blanc

In questa attività di laboratorio l’artista mostrerà pragmaticamente agli insegnanti il modo in cui ha accompagnato un bambino autistico a produrre le sue opere pittoriche. Gino Blanc testimonierà come ha saputo attendere, senza seguire protocolli prestabiliti, il tempo soggettivo in cui questo bambino ha cominciato ad esprimersi spontaneamente. Ci farà sperimentare come è riuscito ad isolare e valorizzare, dal caos delle prime pennellate, dalla ripetizione di certi gesti, quel tratto singolare che caratterizzerà la futura produzione di questo bambino. Quel tratto singolare che si ripeteva ma che nella sua singolarità, in quanto unico, è presente e caratterizza in ogni opera d’arte. L’artista cercherà di trasmettere come è riuscito ad incontrarsi col bambino, ad accompagnarlo seguendolo nella sua spontaneità ma non in modo passivo, ossia mostrerà quali sono stati gli interventi simbolici che hanno permesso che da quel tratto di pennello il bambino abbia cominciato a produrre i suoi dipinti e anche a prodursi lì come soggetto. Il laboratorio verrà svolto con i partecipanti, mettendo in scena i vari movimenti operativi del lavoro svolto presentando quale sono le operazioni simboliche di base coinvolte nel lavoro realizzato col bambino.



PROGRAMMA per la musica:


1° INCONTRO 18/02/17: IL CORPO

FINALITA’ GENERALE: Sviluppo del movimento creativo, dell’espressione e sensibilizzazione corporea, del movimento propedeutico alla tecnica strumentale ed approccio al movimento di Danza.

OBIETTIVI SPECIFICI:

  1. Saper “organizzare” il corpo per attuare movimenti di danza strutturata e non, per sviluppare creatività corporea, attuare ascolto attivo mediante movimento corporeo, coordinazione motoria finalizzata all’uso di strumenti, coordinazione motoria in giochi di coppia e gruppo.

  2. Riconoscere parametri musicali (lento/veloce, forte/piano, acuto/grave, lungo/corto, timbrica strumenti, staccato, legato, ecc…), anche parametri “informali” (pesante/leggero, triste/felice, pauroso/arrabbiato, fluido/rigido, chiaro/scuro, ecc..), attraverso il movimento corporeo.

  3. Saper riconoscere e tenere la pulsazione, saper passare la pulsazione, saper mantenere un accompagnamento ritmico su una canzone/melodia.


PROGRAMMA:

  • Canzone d’inizio + Giochi di Conoscenza con la Pulsazione

  • Giochi con la pulsazione col proprio corpo e quello altrui(danze, giochi cantati, ecc)

  • Stop and Go: giochi con la musica e il silenzio, mediante il corpo.

  • Gioco di imitazione corporea: “1-2-3 Tutti come me” + movimenti con lo Djembè

  • Sperimentazione con piccoli strumenti a percussione + giochi musicali= “Quanti colpi?” “Come ti chiami?”, ecc.

  • Partitura musicale da eseguire con piccoli strumenti a percussione.

  • Sperimentazione e danze con materiali (Foulard, tubi di cartone, ecc)

  • Osservazione ed imitazione corporea di immagini “sonore” (alberi, orologi, ecc)

  • Canzone finale di saluto




2° INCONTRO 11/03/17: LA VOCE

FINALITA’ GENERALE: Sviluppo dell’orecchio musicale e del senso ritmico.

OBIETTIVI SPECIFICI:

  1. Sperimentare con la voce (voce creativa), saper cantare semplici canzoni, saper fare dettati melodici, saper inventare parlato ritmico, saper ripetere filastrocche ritmiche. Saper interagire con gli altri giocando con la voce e col corpo.

  2. Riconoscere parametri musicali (lento/veloce, forte/piano, acuto/grave, lungo/corto, timbrica strumenti, staccato, legato, ecc…) e non prettamente musicali , quali pesante/leggero, triste/felice, pauroso/arrabbiato, fluido/rigido, chiaro/scuro, ecc...


PROGRAMMA:

  • Canzone d’inizio (x saluto)

  • Storie coi burattini (x parametri musicali, es: Acuto/Grave)

  • Voce Creativa: sperimentazione e giochi vocali

  • Giochi di interpretazione vocale (Memory musicale, ecc.)

  • Filastrocche ritmiche + Filastrocche con le mani (Piccolo ragno, Il b.no sull’albero..)

  • Giochi cantati

  • Storie “sonore” da raccontare con le mani.

  • Sonorizzare con la voce le storie…. (A caccia dell’orso…)

  • Canzone finale di saluto




3° INCONTRO 01/04/17: IMMAGINI

FINALITA’ GENERALE:

  1. Saper osservare, imitare, reinventare estemporaneamente e comporre creativamente col corpo, individualmente e in gruppo, un’immagine.

  2. Saper sonorizzare immagini, con voce o semplici strumenti.

OBIETTIVI SPECIFICI:

  • Conoscere i parametri musicali, e il timbro di semplici strumenti o di materiale povero.

  • Saper interagire con gli altri giocando con la voce, col corpo e con semplici strumenti musicali per sonorizzare un’immagine.

  • Saper inventare immagini “corporee” in collaborazione con gli altri.


PROGRAMMA:

  • Canzone d’inizio (x saluto)

  • Voce Creativa (ripresa e sviluppo) giochi di imitazione di suoni e simboli

  • Giochi di interpretazione vocale di immagini (Treno Musicale, Memory musicale anche con simboli, ecc.)

  • Stop and Go: lettura di Immagini/Simboli/Quadri

  • Giochi sonori allo specchio (+ emozioni)

  • Sperimentazione sonora materiale povero + “catalogazione simbolica” Sonorizzare immagini e storie…

  • Ascolto: Dettato delle emozioni

  • Libro musicale (Acquario, S. Saint)

  • Canzone finale di saluto