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Sabrina

Questa è la terza lettera che inizio a scrivere e poi strappo, non so trovare le parole giuste e non ne ho per questa circostanza, forse nonesistono proprio.
Le racconto la mia testimonianza, una fra le tante persone che hanno beneficiato della sensibilità e dell’altruismo di suo marito. Sono la mamma di Agnese, ospite dell’Antenna 112 da quasi 10 anni, ormai è una veterana. Quindi sono anche dieci anni che conosco il dott. Egge. Il giorno in cui il dott. Castellarin mi indicò la struttura di Marghera e mi fece conoscere Martin, inizialmente non la presi bene, perché rappresentava il distacco da mia figlia. Non sapevo ancora che era un passaggio verso una grande famiglia, il cui “patriarca” era un uomo speciale che aveva a cuore il benessere dei più fragili. L’ingresso fu traumatico. Agnese veniva da Monza, reparto Neuropsichiatria infantile, dove ritennero necessario legarla. Era piena di rabbia e aggressività e io passivamente mi ero ammalata di una brutta depressione. Con l’ingresso all’Antenna e il lavoro paziente di Martin, lentamente la rabbia si affievolì. Non so cosa avrei fatto se non avessi incontrato nel mio travaglio una guida come suo marito. Era un dispensatore di energia e luce, trasmetteva una serenità e una dolcezza che sommati alla sua competenza professionale, ne facevano un maestro, anche di vita. Sono convinta che la sua serenità fosse anche dovuta alla vostra unione e all’amore che riceveva da una donna altrettanto speciale (quando accennava a lei si capiva quanto lui la amasse…) che gli era a fianco. Questa pienezza di vivere lui la ritrasmetteva a tutti noi. Non era certo avaro nel darsi.
Mille volte mi ha aiutata, è stato una guida per me, lo dico con pudore ma per me era come un PADRE. La morte è ingiusta perché interrompe le relazioni più importanti e vitali…soprattutto quando è così improvvisa. Ma voglio pensare che Martin le abbia dato talmente tanto da poter riempire il vuoto dentro di lei di tante risorse e non solo di ricordi.
Mi scusi se mi sono permessa di disturbarla, senza conoscerla, ma sentivo il bisogno di dirle GRAZIE, perché a lui non ho potuto dirlo.
Con affetto