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Clinica dell'autismo

Normalmente il bambino piccolo si affida all’Altro materno per essere garantito e poter entrare attivamente in un mondo caotico. In questo percorso, il bambino autistico trova un ostacolo, un inciampo. Egli è diffidente verso tutto ciò che proviene dall’esterno, compreso il linguaggio, e che perciò tenta di elidere e si costruisce un mondo basandosi esclusivamente sulle proprie risorse. “Bastare a se stesso”, l’autoisolamento e l’apparente distacco dal mondo, costituiscono la difesa che lo contraddistingue. Il termine “stesso” indica anche la ripetizione rispetto ad un ordine dato, sia a livello dei luoghi, cioè la fissità degli oggetti ad un determinato posto, sia nel tempo, attraverso il ritmo applicato agli oggetti, le stereotipie a livello del corpo e le ecolalie a livello linguistico. Vediamo qui, in tutte queste attività, che il bambino autistico ricorre alla struttura elementare del simbolico: attraverso un certo maneggiamento dell’oggetto in due tempi, ad esempio l’interruttore della luce che accende e spegne, o la porta che apre e chiude, l’oggetto assume uno statuto significante, in quanto introduce un segno + e un segno -, due segni in opposizione applicati allo stesso oggetto. L’oggetto caratterizzato dal +/- costituisce una forma di alternanza che il bambino ripeterà incessantemente senza tuttavia giungere ad un’ulteriore trasformazione. Ma il lavoro in cui si impegna dimostra che anch’egli non può fare a meno del simbolico, padre dell’umanizzazione del mondo. Ci troviamo di fronte all’apparente paradosso di un bambino che sembra essere separato dal mondo e che tuttavia mette in atto un tentativo di separazione simbolica. I suoi sforzi non sono però all’altezza dei risultati (1).

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(1) M. Egge, C. Mangiarotti, "Autismo", in Scilicet Parvenze e Sintoma, numero speciale di Attualità lacaniana, Rivista della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi, 10/2009, p. 57.